sabato 27 luglio 2013

TOP 3: LUGLIO (2013)

1. Nude
    Gothic Metal/Indie/New Wave

2. PTSD
    Alternative Metal
3. S.R.L.
    Thrash/Death Metal

S.R.L. - UNUS ET VIGINTI


Avete presente quella rara sensazione che provate al termine di un lavoro compiuto alla perfezione? La soddisfazione provata dopo ciò che può essere un buon voto, un concerto andato bene o vedere la vostra smisurata collezione di vinili in perfetto ordine alfabetico-cronologico troneggiare su una mensola del vostro soggiorno? Cosa si può dire di un risultato perfetto nella sua semplicità, ottenuto con meticolosità e impegno, se non tentare di svolgere basilarmente un riassunto delle impressioni generali del disco, stile prima elementare? Annata 1992, gli Srl, capisquadra Thrash/Death della nostra penisola, non sono il gruppo che punta all’ innovazione mediante premature scorciatoie sperimentali, ma che decide di prendersi il tempo che serve per non saltare alcuno strato della creazione dei propri pezzi senza ricadere nei soliti cliché Prog. Pazienza, quindi, se gli Srl hanno aspettato cinque anni prima di De Humana Maiestate, se ciò è servito ad orchestrare un lavoro simile senza forzare le tappe. Se in ventuno anni il gruppo non ha sfondato, il motivo è probabilmente che non c’è un vero e proprio stile, dal punto di vista musicale; dove i Children Of Bodom hanno trovato le tastiere e i Sunn O))) la lentezza, i nostri connazionali hanno preferito attenersi ad una concezione del Death/Thrash lineare al punto da dover quasi fungere da esempio per capire a fondo la struttura del genere. Unica particolare connotazione del gruppo è la presenza di testi in italiano. Dove gruppi di culto nell’ underground come Distruzione, Clinicamente Morti e Necrofili hanno invece optato per parlare di morte e devastazione, gli Srl rasentano la genialità, descrivendoci un 1984 di prigionia e schiavitù, ovviamente con il loro tradizionale stile: come non inchinarsi alla macchiavellica follia delle strofe di Filastrocca, traccia che apre l’album e inizia a introdurci nel calderone di genio e sregolatezza tipico dell’opera? Come può un pezzo il cui stacco sia la filastrocca “machebelcastello” cantata in scream non aprirci nuovi scenari di immensa estasi della perfezione artistica? Ottima scelta anche per quanto riguarda la disposizione delle tracce, che per quanto possa sembrare futile è diventata un’arte per appassionati di musica del calibro di Nick Hornby (Alta Fedeltà); aprire e chiudere bene, e nel mezzo risparmiare cartucce, magari lasciando spazio a virtuosismi e strumentali. Va certamente attribuita buona parte della riuscita di Unus Et Viginti a Jerico Biagiotti, storico bassista degli Srl, che si è occupato di riarrangiare i brani senza spolverarli con qualche innovativa tecnica di registrazione, ma ricostruendone la struttura pezzo per pezzo. In conclusione: gli Srl e questa loro meravigliosa creazione ci danno prova dell’immensità del panorama musicale italiano troppo spesso sottovalutato; come molti altri gruppi, anche loro sono attivi senza sosta da svariati anni, e noncuranti delle proprie cicatrici continuano a suonare. Ogni giorno nascono nuovi gruppi, nuove etichette, nuovi stili, ma davvero pochi lasciano il segno; complici noi e internet, tra Youtube, Torrent, Audiothief ed Emule, che senza riuscire a porre freno alla nostra libidine uditiva scarichiamo e scarichiamo compulsivamente. Ebbene io vi invito a continuare così (in c**o a Yngwie J. Malmsteen) per gruppi che ormai hanno già un posto fisso nella storia; ma questo disco, non c’è scusa che tenga, deve trovare fisicamente posto nella vostra collezione il prima possibile.

VOTO: 8/10
-Mørke-


venerdì 26 luglio 2013

MORTAL FORM - THE RECKONING


Dal paese dei tulipani, passando per la label italiana My Kingdom Music, ecco giungere ai nostri padiglioni auricolari "The Reckoning", ultima fatica degli olandesi Mortal Form. La proposta del gruppo è un Thrash/Death classico, molto equilibrato e ben suonato. Insomma questi "ragazzi" sono attivi dal 1994, e quindi di esperienza ne hanno a bizzeffe direi. Rispetto al precedente "Taste the Blood" possiamo segnalare un cambio di line-up che vede l'ingresso di Ralph (voce, in passato con i Witchtower) autore di una prova rocciosa e convincente. Dopo una breve intro da "apocalisse imminente" ecco l'accoglienza senza riguardi di "Storm Before the Calm", un ottimo pezzo di apertura. La produzione mette in primo piano il lavoro delle chitarre di Vincent e Teun, assolutamente pregevole, lasciando però in secondo piano la sezione ritmica che fatica a sorreggere questo muro devastante creato dalle due asce. Il risultato è che certe parti risultano poco groovy e meno incisive; e pensare che sarebbe bastato così poco per ottenere un risultato decisamente più "in your face" e moderno. "Forsaken Graves" parte con una classica intro di batteria in fade-in per poi assalirci con del puro Death Metal, mentre "Dungeon" possiede un chorus molto efficace. Il lavoro svolto dal basso pur non svettando a causa della produzione è davvero di primo livello in tutte le tracce, e direi che in "Apocalyptic aftermath" ne abbiamo la riconferma ulteriore. Ciò che si nota con il proseguire dell'ascolto è che realmente non vi è un pezzo brutto o che non gira bene. Da "As nature turns evil" a "Miasma", per poi passare al singolo "At fever pitch" fino alle tracce conclusive questo lavoro mantiene i suoi pregi e i suoi difetti, risultando comunque piacevole all'ascolto. Ciò che manca ancora è però quella scintilla che trasformi un buon brano in qualcosa di memorabile. Aspettando la decisiva conferma godiamoci questo disco per quello che è: intenso Death Metal suonato con passione.

VOTO: 7/10
-BERTUZZ-

martedì 23 luglio 2013

REMNANTS OF DIVINATIONS - SLEEPLESS


Per quanto il Brutal Death Metal non sia un genere che esploro o conosco bene, la band di oggi mi è piaciuta e avrei preferito che il loro EP "Sleepless" avesse avuto più di 6 tracce. I Remnants Of Divination con il loro EP propongono un Brutal Death vario dal punto di vista del riffing e delle parti di batteria, con blast beat potenti e cattivi quando serve. Come già detto il riffing è molto poliforme, ma la prima cosa che si nota è la potenza di alcune parti come nella quarta traccia "Odio", dove le chitarre tentano proprio di distruggervi l'apparato uditivo. La cosa che mi è piaciuta di più nell'ascoltare questo disco è la voce, con uno scream potente e molto "convincente" possiamo dire, che si adatta perfettamente alle parti suonate dal resto della band; insomma una parte vocale veramente ben gestita. La potenza insomma in questo disco abbonda, soprattutto nella terza e nell'ultima traccia dove quasi non mi partivano le casse del pc. Le uniche due pecche dell'album sono una la produzione che manca di quel "pizzico" di violenza/effetto per condire parti vuote come nella quinta traccia "On my skin" e la batteria che purtroppo è realizzata a pc. Nonostante tutto questo EP è molto originale e ve lo consiglio, dato che è piaciuto a uno come me che di Brutal Death ascolta pochissimo, ottimo lavoro da parte di una band nostrana che spero molti cominceranno a seguire.

VOTO: 7,5/10
-KOR3-


lunedì 22 luglio 2013

HIGHLORD- THE WARNING AFTER


The Warning After è il settimo album del gruppo piemontese Highlord, attivo dal 1996. Pubblicato dall'etichetta Punishment 18, il disco offre un Power/Heavy molto melodico, con trame piuttosto complesse che spesso ricordano atmosfere Prog, con riff veloci e cambi di tempo continui. Gli Highlord sono musicisti e songwriters eccellenti, ma hanno un difetto che purtroppo non si può fare a meno di notare: le linee melodiche della voce. Il cantante Andrea Marchisio, nella band dal 2002, quando sostituì il predecessore Vascè, ha una buonissima estensione vocale e un timbro pulito e piacevole che spesso mi ricorda James LaBrie, ma le linee vocali spesso (soprattutto nella prima parte del disco) non esaltano le sue doti, sprecandole, e non lasciano nulla di interessante all'ascoltatore. L'album si apre con un intro non indimenticabile, "Tonightmare", al quale segue "The Goggle Mirror", veramente bellissima dal punto di vista musicale ma- come anticipato- mediocre dal punto di vista vocale. Stessa identica opinione per la successiva "Brothers to the end". Dopo un piacevole interludio strumentale di circa due minuti inizia il vero The Warning After: musica eccellente e finalmente Marchisio che sfodera tutta la sua estensione e ritornelli di gran classe come in "Standing in the Rain" o nella successiva "No More Heroes". Da segnalare anche "Of tears & rhymes", un crescendo maestoso introdotto dal pianoforte di Emanuele Salsa e impreziosito da un eccezionale assolo di Stefano "Sted" Droetto alla quale segue la titletrack, bella canzone che però non aggiunge nulla alla ricetta del disco. La nona traccia "In this Wicked World" è caratterizzata da un martellante riff Heavy e un assolo con Wah- wah molto melodico, che ci trascinano poi alla traccia finale, "Arcade Warriors" classica canzone Power con coro epico nel ritornello. Siamo giunti alla fine, e per il recensore è molto difficile dare una valutazione: la band è senza dubbio composta da musicisti formidabili, ma metà album zoppica per via di vocals piuttosto superficiali, e dopo quasi 20 anni di esperienza e tonnellate di talento questo è un errore non trascurabile. Peccato, poteva essere veramente un capolavoro.

VOTO: 7,5/10
-JACK-

domenica 21 luglio 2013

NUDE – PLASTIC PLANET


Bene. Ora, come fa la My Kingdom Music a tirare fuori tutti questi disconi? Mi spiego meglio: la nostra carissima etichetta-partner ha fatto uscire più dischi quotati 10/10 in questo sito; ha lanciato album capolavoro come l’ ultimo di Apolokia e dei Radiance, senza trascurare dischi di spessore come quelli dei Crest of Darkness e PTSD. “Plastic Planet” è l’ ennesimo album ben riuscito e interessante, andante a toccare generi originali e non troppo semplici -purtroppo trascurati nel nostro paese-. I dieci brani contenuti in questo album hanno molte sfaccettature tipiche di generi come l’ Indie, la New Wave, il Gothic Metal, e perché no, l’ Electro Gothic; il tutto ricoperto da un sound oscuro che sa fortemente di anni ’80: infatti come band di riferimento troviamo i Joy Division, Sister’s of Mercy e New Order. Direi che la band ha molti punti forti: nelle atmosfere create c’è molta sostanza, soprattutto per quanto riguarda l’ effettistica intensa e limpida; belli i riff puramente alla Paradise Lost e le linee vocali, le quali hanno pure un timbro perfetto per la proposta musicale di questi cinque ragazzi. L’ ascolto del disco risulta scorrevole e piacevole, a tratti anche toccante, soprattutto in brani di rilievo come “Neon Smile”, “Old Fashion Doors” e la conclusiva “Much better”; c’è da dire comunque che il mixaggio da una grossa valorizzazione al disco, in quanto ogni minimo suono è limpido e cristallino: insomma, una produzione perfetta. E’ un grosso peccato che il nostro paese non dia spazio a band come questa… Ma per lo meno offre un ascolto accessibile a tutti, anche amanti dei Depeche Mode, e forse anche a qualche appassionato dei Sinezamia. Sfiorato il capolavoro.

VOTO: 9/10
-SADIK-

sabato 20 luglio 2013

I HATE WHEN ELEVATOR'S DOOR OPEN UP AND A RAPTOR APPEARS IN FRONT OF ME - DECIMATE


Amanti di Jurassic Park accorrete! La band che da anni stavate aspettando è arrivata! "I Hate When Elevator's Door Open Up And A Raptor Appears In Front Of Me" è il loro nome… no non sto tirandovi un brutto scherzo, è tutto vero. Si tratta di una one-man band proveniente da Novara, che fa capo a Nicolò Paracchini, già in forze nei Locus Animae ed Godless Entity. Il genere proposto ironicamente è il Dinogrind, una miscela di Death Metal e Grindcore, suonati con molta ironia e una buona dose di sangue freddo (scusate non potevo resistere). Il concept proposto dal gruppo è chiaramente ispirato al famoso romanzo di Michael Crichton "Jurassic Park" e relativo film, lasciando spazio (dato che si tratta di musica pesante dopotutto) alla classica estinzione dell'umanità. L' EP si apre con "Prologue" composta da campionamenti "dinosaureschi" vari per poi dar via con "Beyond Human Extinction" al massacro: un pezzo davvero serrato tutto blast beat e violenza, che racchiude nella parte centrale un rallentamento marziale in stile Dying Fetus. 45 secondi di terrore puro. "Reborn for Glory" è un brano massiccio in cui scream laceranti e growl cavernosi si alternano, richiamando ancora alla mente i "feti morenti" prima citati, per poi lasciare anche lo spazio per un breakdown propriamente -core. "Progress" ci investe con un turbinio di scale e obbligati che ci riportano alle influenze più tecniche (come The Faceless e Rings of Saturn). Successivamente il pezzo si apre inaspettatamente con un arpeggio oscuro e dando spazio a un campionamento tratto dal primo glorioso Jurassic Park. Ben fatto. Le successive tracce non fanno altro che ribadire i concetti esposti nell'apertura del disco segnando però un leggero calo e risultando un po' meno accattivanti. Il disco, che ricordiamo essere un autoproduzione rigorosamente "home-made", non suona affatto male nel complesso anche se una produzione più "viva" gli avrebbe garantito maggior fascino e tiro. Insomma che dire di più…un ottimo esordio, sperando di risentirli presto e con un nuovo esaltante (e speriamo più originale e malato) concept.

VOTO: 6,5/10
-BERTUZZ-

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venerdì 19 luglio 2013

S.R.L. - DE HUMANA MAIESTATE


Eccomi qua, pronto a recensire De Humana Maiestate, il quinto album degli SRL (abbreviazione di Società Responsabilità Limitata), coraggiosa band proveniente dalla provincia di Terni attiva dal 1992. Coraggiosa, sì, perché è una band assolutamente diversa dalle altre: per prima cosa i testi sono rigorosamente in italiano, fatto sicuramente raro nel mondo del metallo made in italy, e, ultimo ma non meno importante, il gruppo tocca i generi più disparati e li unisce dando vita ad una miscela metallica assolutamente distruttiva. L'album è diviso in atti e ruota attorno a 6 temi: Torto, Dolore, Rabbia, Vendetta, Appagamento e Dannazione, costruendo quindi al tipico assetto Prog, un cantato tipico del Death Metal e musiche oscillati tra l' Heavy classico e il Thrash/Groove più brutale. L'album si apre con un semplice quanto efficace prologo, che immerge subito l'ascoltatore nel mood del disco, per poi spingerlo di colpo nel primo atto (qualitativamente il più bello del platter) e martellarlo con le bellissime "Sangue Fresco" e "Cicatrici", che musicalmente non avrebbero affatto sfigurato su un disco come "...And Justice for All" dei Metallica. Nel secondo atto, quello della Rabbia, la band perde il mordente che aveva acquistato finora, con tre canzoni che non lasciano nulla di particolare all' ascoltatore. Tuttavia il gruppo non ci sta e mostra tutta la sua furia nell' atto della Vendetta, anch'esso composto da tre brani, dal quale emerge tutta la qualità tecnica della band nostrana, con canzoni a velocità serratissime, riff Slayeriani, grida strazianti e cambi di tempo. Segue poi l'interludio Appagamento, -che secondo me è un filler-, e il bellissimo Excipit sulla Dannazione, strumentale così come l'incipit, che dopo circa 40 minuti di musica furiosa ci trasporta in una dimensione sognante e malvagia allo stesso tempo. Facendo un bilancio, dico che la musica contenuta in questo disco rappresenta bene i temi dell'opera, e la band dimostra che i versi in italiano e le sperimentazioni, se ben fatti, possono dare i loro frutti. Bel disco. 

VOTO: 7,5/10
-JACK-


mercoledì 17 luglio 2013

PTSD - SENSE OF DECAY


La My Kingdom Music finora non mi ha mai deluso, gli artisti che ci propone sono sempre validi e anche in questo giro non si è smentita. I PTSD ci presentano "A Sense of Decay", rilasciato il 20 maggio di quest'anno. Con queste 12 tracce la band si accaparra quella fetta di "metalheads" appassionata al metal leggero, si denotano molto infatti le influenze di 30 Second to Mars (come loro stessi affermano) e Breaking Benjamin. Nella sua interezza questo validissimo album propone un Alternative Metal potente per quando riguarda la parte strumentale delle loro canzoni, con sezioni di chitarra molto ritmate in alcune parti (soprattutto nella terza traccia "Parasomnia"); per quanto riguarda le voci il cantante tende e a rimanere nei canoni dell' Alternative Metal classico con dei vocalizzi puliti e impeccabili, molto simili alla voce dell'ex cantante dei Three Days Grace, Adam Gontier. Nel complesso quindi questo album risulta veramente vario e molto originale, senza mai annoiare data la presenza di continui cambi di "atmosfera" come si sente appunto nella già citata "Parasomnia", dove si passa con facilità da parti calme e quasi rilassanti a riff di chitarra devastanti. La traccia che preferisco in assoluto del disco è la Title track, che con quelle parti corali mi ha ipnotizzato sin da subito. La produzione infine è fatta molto bene, con pochissime quasi invisibili sbavature nella registrazione che si possono tranquillamente lasciar perdere. Concludo quindi affermando che seguirò i PTSD sempre di più dato che mi hanno preso subito con l'imponenza di questo disco.

VOTO: 8/10
-KOR3-


martedì 16 luglio 2013

HELLUCINATION - RUINS


Ci troviamo di fronte ad un EP composto da solamente tre traccie, che, tuttavia, si rivelano alquanto particolari. La band si cimenta nella realizzazione di brani Death con qualche influenza Groove, ma sarebbe opportuno partire dal presupposto che, come accade spesso nell’ underground, la qualità di registrazione non è decisamente ottimale. L’ opener “Let Her Bleed” rispetta i canoni del genere, mettendo in mostra la capacità di saper alternare momenti più veloci e potenti a momenti decisamente più lenti. La voce non è certamente imponente, ma si adatta perfettamente all’ atmosfera creata. L’assolo prima dell’ ultima strofa non presenta elevate difficoltà, ma poteva certamente essere migliorato. La seguente “Burning Cross” comincia con un’ atmosfera cupa e allo stesso tempo melodica, per poi dare spazio a riff di una velocità non proprio omogenea. Il contributo offerto dalla batteria per la riuscita del brano è più che ottimo. La mancanza di assoli vi immergerà in un’ atmosfera che tende più al Groove che al Death, prevalendo diverse sonorità cupe. L’ EP si conclude infine con “End of the Beginning”. Possiamo considerarla la traccia avente più variazioni di velocità, un po' come una sintesi delle precedenti: presenta infatti veloci riff in contrapposizione con atmosfere più cadenzate, seguite poi da un’assolo. Nel complesso, si tratta di un EP ben riuscito. I riff di chitarra non richiederanno certamente una tecnica notevole, ma un riguardo particolare spetta alla batteria purtroppo non valorizzata ottimamente a causa della scarsa qualità di registrazione. La band non introduce alcuna innovazione nell’ ambito del proprio genere, ma si limita solamente a seguire gli schemi convenzionali.

VOTO: 7/10
-MasterEvil-

lunedì 15 luglio 2013

FROSTAGRATH & VIRAGHA – DUST SHALL REMAIN


Era da tempo che non mi facevo una full-immersion nel Depressive, e fortunatamente oggi mi è capitato tra le mani questo split di Frostagrath e Viragha. Forse qualcuno di voi conoscerà già Frostagrath a causa delle recensioni dei due dischi precedenti presenti su questo sito; in poche parole progetto DSBM portato avanti dall’ egiziano Lord Mist. Per quanto riguarda Viragha invece il musicista è nuovo pure a me: gruppo proveniente dallo Sri Lanka che propone un Depressive piuttosto atmosferico (uno dei pochi gruppi che conosco di quel paese). Frostagrath apre il disco con “Tears of Desolation”, intro molto atmosferica accompagnata da una chitarra piuttosto malinconica; segue “And finally, the Death caverns will carry out my Soul”: il brano cambia leggermente stilistica rispetto all’ ultimo disco, risultando così meno caotico. Il low-fi quasi totale viene abbandonato e gli ottimi riff sono messi bene in risalto: ciò implica un notevole aumento di qualità nei brani, anche perché Lord Mist riesce a tirare fuori molte emozioni attraverso la chitarra, alimentate ancora di più da parti melodiche-atmosferiche sullo sfondo create da un synth. Un buon lavoro marchiato Lord Mist. Veniamo invece ora ai due brani successivi appartenenti a Viragha: “Adareneey Adhonawa Pt. II” si presenta subito come un brano molto ambientato e con spesse atmosfere; i riff vengono leggermente influenzati dal Doom Metal, risultando pieni di dolore ed odio, merito anche dell’ ottima interpretazione vocale. Particolare invece il seguente ed ultimo brano “The Gospel of Despair”: la canzone si struttura totalmente su un unico riff –di chiaro stampo alla Thy Light- prolungato per quasi venti minuti; la cosa più particolare è che non si viene colpiti dalla noia o dalla troppa ripetitività. Ed ecco il perché: al riff di base appena citato se ne va a sovrapporre un’ altro, ciò riesce perfettamente a distorcere alcune parti rendendole all’ orecchio più emotive e piacevoli. Sicuramente non siamo a livelli di capolavoro, ma secondo me tutte e due le band hanno già capacità e basi per riuscire a produrre qualcosa di più qualitativo.

VOTO: 7/10
-SADIK-

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domenica 14 luglio 2013

YERBADIABLO – JESTER IN BRICK LANE


Forse uno dei dischi più difficili, complessi ed intriganti che mi capiterà mai di recensire: un album dalle mille sfaccettature, nel qualche vengono tirati fuori i generi più classici possibili, amalgamandoli e unendoli perfettamente. Ora mi chiedo: chi è il genio che sta dietro a questa one-man band? Mi spiego meglio: “Western in Brick Lane” è un mix di Progressive, Indie Rock e Reggea legato dal Funk, Fusion e Punk-Rock; andando anche a toccare generi come lo Psychedelic Rock, il Noise, la Musica Tribale e persino il Country. Capirete che non è cosa da tutti fare una cosa del genere, tral’ altro pure senza sbavature: nonostante Yerbadiablo continui a cambiare stilistica, non crea difetti o sbavature nei cambi di tempo o nel mutamento totale di genere; cosa non da poco. In se il disco è impossibile da descrivere se non come già fatto ora, c’è comunque da dire che ti prende sin dal primo ascolto, risultando un ascolto divertente, orecchiabile e piacevole. Un progetto che sicuramente sorprenderà in futuro, magari rivoluzionando un po’ anche la scena; perché no?

VOTO: 7,5/10
-SADIK-

sabato 13 luglio 2013

STRIKING BEAST - NUCLEAR GENOCIDE


Direttamente dalla patria dei mitici Behemoth, ecco i polacchi Striking Beast, gruppo nato nell'Ottobre 2011 che propone un Thrash Metal influenzato da band come Slayer, Destruction ed Exodus. Il demo che sto recensendo è intitolato "Nuclear Genocide", è composto da 4 tracce e ha visto la luce a Febbraio di quest'anno. Si parte con "Alcoholic Assault", secondo il recensore la canzone meno ispirata del demo, anche se mette in risalto l'abilità tecnica della band. La seconda traccia si apre con l'esplosione di una bomba nucleare: è la titletrack, una classica canzone Thrash veloce ed incazzata, che ricorda molto gli statunitensi Havok; alla quale segue "Toxic Injection", un brano davvero molto interessante, ricco di cambi di tempo e di riff assassini uno dietro l'altro: sicuramente miglior brano del demo. Spetta a "Children of war" chiudere l'opera della band polacca, una canzone piuttosto lineare che non presenta le belle variazioni che conteneva "Toxic Injection", ma si lascia comunque ascoltare. Gli Striking Beast non fanno gridare al miracolo, ma se più avanti riusciranno ad essere più originali e ad azzardare qualcosa di più elaborato e tecnico come si sente nella terza traccia penso che potranno presto dire la loro.

VOTO: 6,5/10
-JACK-

venerdì 12 luglio 2013

17 CRASH - 17 CRASH

E' hard rock nudo e crudo quello che ci sparano nelle orecchie i livornesi 17 Crash, gruppo nato nella città toscana nel luglio 2011 per iniziativa del batterista Phil Hill, Fudd e Kiko Zozzo, questi ultimi due provenienti dagli Undead. Il gruppo si stabilizza nel Maggio 2012 dopo alcuni cambi di formazione che vedono l'entrata del talentuoso cantante lucchese Ros Crash, il chitarrista Steve Poison e il bassista Koursed, che sostituisce Fudd. Il demo in esame è composto da due canzoni: Let me live your Rock'n'Roll e Respect (o almeno, così la band ci ha detto). La qualità del demo è molto buona: tutti gli strumenti si sentono molto bene, da notare le chitarre e la bella voce di Ros Crash in primo piano. La prima traccia, Let me live your Rock'n'Roll è un Hard Rock grezzo, molto stradaiolo, che a livello strumentale ricorda vagamente i Guns 'n' Roses del mitico Appetite for Destruction. Il ritornello è accattivante e gli assoli sono di pregevole fattura. La seconda canzone è Respect: il brano si apre con un bell' arpeggio per sfociare poi in un malinconico ritornello. Da sottolineare è anche il buon lavoro della sezione ritmica e ancora una volta la voce di Ros che fa da protagonista. Diciamolo, i 17 Crash non inventano nulla di nuovo, ma la qualità dei brani e dei musicisti stessi è indiscutibilmente buona. Se in futuro riusciranno a migliorare ancor di più il songwriting, potranno facilmente fare il salto di qualità. Respect!

VOTO: 7/10
-JACK-

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giovedì 11 luglio 2013

SOUTHERN CULT - WEED 'N' MUD


I Southern Cult sono una giovane band underground proveniente da Brindisi. "Weed 'n' Mud" è la loro prima demo ufficiale, composta da pochi brani. Già dal titolo possiamo facilmente capire che stiamo parlando di una band formata da "pessimi elementi", amanti delle buone tradizioni della calda e paludosa Lousiana (marijuana e fango appunto ndr): appena mettiamo in play infatti veniamo perentoriamente inondati da uno Sludge metal ricco di reminiscenze Southern Rock. Il suono ha il giusto grado di "sporcizia" e la produzione appare credibile e in linea con le proposte americane. La band pare affiatata e nelle tre tracce pensa a pestare duro, pur senza sacrificare divagazioni strumentali di matrice Stoner; la timbrica di Uncle Max II (potente e calda) è molto vicina a quella che Mr. Phil Anselmo ci ha abituati coi i Down. Ecco, i Down... I Southern Cult appaiono troppo derivativi e ancorati ai canoni del genere per fare emergere una personalità propria. Finito l'ascolto è infatti poca la voglia di schiacciare nuovamente play.  Per ora rimangono da consigliare solamente ai fan più "marci" del genere, nulla di più. Voto 6 sulla fiducia, sperando di sentirli in futuro osare di più. Le carte in tavola ci sono tutte, basta solo mescolarle meglio e distribuirle !

VOTO: 6/10
-BERTUZZ-

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martedì 9 luglio 2013

MOTORFINGERS – BLACK MIRROR


Dopo qualche EP d’ inizio, la band modenese torna in scena producendo “Black Mirror”, album di debutto del gruppo nato nel 2010. In questo nuovo full-length i Motorfingers mettono in mostra il proprio amore per l’ Hard Rock/Alternative Metal moderno, sfoggiando un disco energico ed entusiasmante sin dall’ inizio: credo che dalla copertina si possano capire un po’ le emozioni che la nostra band tenta di esprimere. Tra i punti di riferimento principali troviamo gli statunitensi Alter Bridge, gli enormemente discussi Nickelback e i Metallica più commerciali del Black Album; insomma, un disco dal forte sapore americano che riesce ad ambientarsi in maniera perfetta. Le principali caratteristiche che distinguono questo disco sono i riff molto ruvidi ed energici, una voce abbastanza particolare che si adatta bene al genere proposto e alcuni giri di basso niente male; “Black Mirror” viaggia spesso e volentieri su ritmatiche aggressive e groovose (perdonatemi il termine), ma non mancano comunque parti calme o acustiche che tentano di trasmettere qualche emozione all’ ascoltatore. Nonostante questo si fatica a collocare il disco in un genere preciso: le influenze sono molteplici, si spazia dall’ Alternative al Groove Metal, fino ad arrivare a ritmi di matrice Stoner per quanto riguarda la batteria. C’è chi direbbe che questo è un grandissimo disco, ma ahimè non sono uno di loro: sicuramente è un prodotto di qualità, ma personalmente non mi ha colpito più di tanto. Auguro comunque alla band di riuscire a far di meglio; sarò felice di poterli recensire un’ altra volta.

VOTO: 6,5/10
-SADIK-

lunedì 8 luglio 2013

EXTREMA – THE SEED OF FOOLISHNESS

 
Salve, gente. Dopo quasi un mese che non recensivo nulla sono tornato con una band (sempre del nostro underground) che è attiva da 20 anni ma che non avevo mai sentito nominare: gli Extrema. Prima di ascoltare il disco mi domandavo: “Com'è che non conoscevo questa band così attiva nella nostra Italia?”. Dopo l'ascolto di “The Seed of Foolishness” e l'averlo letto qua e la la biografia dei Nostri credo di essermela data una risposta.
Ma partiamo con ordine: gli Extrema suonano un misto di Punk, Thrash e Groove Metal e hanno avuto una carriera con molti alti e bassi e questo loro nuovo lavoro doveva essere una vera e propria bomba in una discografia piacevole ma non particolarmente entusiasmante. Partiamo con ordine: l'iniziale “Between the Lines” è un Groove possente ed incalzante bello da ascoltare ma abbastanza monotono verso la fine, con l'ottima voce di Gianluca Perotti che si erge potente e la 7 corde di Tommy Massara veloce e precisa che regala assoletti melodici carini. La successiva “The Politics” sembra fare molto il verso al tipico mosh-sound degli Anthrax, mentre la seguente “Pyre of Fire” è un altro Groove che plagia (in maniera positiva) i Pantera, sopratutto al ritornello. Si arriva a poco più di metà disco con “Bones”, classica canzone che inizia con la chitarra acustica, che si può descrivere come una ballata pesante ma noiosa e con la caratteristica voce di Perotti che non si abbina completamente (a mio parere). Vi è poi “Deep Infection”, in puro stile Metallica alla Kill' Em All, canzone veloce e dinamica e con buoni cambi di tempo, che è quella che mi è piaciuta di più insieme alla successiva “Sick and Tired”, la traccia con più personalità presente nel disco. Infine troviamo è “A Moment of Truth”, una ballata acustica che ricorda più uno di quei pezzi Country/ Blues che si sentono nei vecchi film western che una canzone Metal, la quale l'ho trovata fuori posto rispetto alle altre e un po' risollevata dall'esilarante finale presente dopo circa 3 minuti di buio (che non svelo per lasciarvi la sorpresa). Quindi... Sono deluso? Perplesso? Rimasto piacevolmente affascinato da un “disco citazione” che rimane saldamente legato alla tradizione? Sinceramente non so come prendere questo disco; vi consiglio di farci comunque un giro, potrebbe interessarvi un po'.

VOTO: 6,5/ 10
-ULTHAR-


sabato 6 luglio 2013

FUEL FROM HELL – EASIER SAID THAN DONE


I Fuel from Hell sono la classica band che vive e si nutre della triade “Sex, Drugs & Rock ‘n’ Roll”, risultando grintosa ed energica non solo nella musica, ma anche di fronte a problemi passati che purtroppo hanno afflitto il gruppo. Lo devo confessare; quando mi è arrivato il promo (gentilmente spedito dalla nostra partner Street Symphonies Records)  mi aspettavo la classica band totalmente influenzata e priva di personalità propria –forse anche a causa della copertina molto banale-: ebbene, per l’ ennesima volta, devo rimangiarmi quello che ho pensato. Nonostante la proposta di un Hard/Glam Rock di chiaro stampo alla Motley Crue e compagnia bella, i FFH riescono a mantenersi  su standard non troppo bassi e ad iniettare nella propria musica una buona dose di carisma e personalità; indispensabile per chi odiernamente suona questo genere. Il disco si muove su dinamiche veloci ed energiche: qui ci avventuriamo tra riff alla Kiss, tra cambi di tempo e passaggi di batteria ben costruiti, tra inserti di basso e in una voce che ricorda Axl Rose al miglior tempo; dimostrando così che non serve avere una tecnica eccelsa per essere una buona band. Tra i migliori brani spicca subito l’ iniziale “Electrified”, il perfetto incrocio tra Kiss e Motley Crue “17 & Wasted” e la conclusiva “House of Love”, brano orecchiabile e ben confezionato. L’ ascolto del disco risulta piacevole e pieno di adrenalina; serve comunque più groove nelle melodie e nei riff, stando attenti però a non cadere troppo nel commerciale. Non è nulla di canonicamente nuovo, ma i Fuel From Hell riescono pienamente nel loro intento, sfornando un disco appassionante e pieno di aggressività; non mi sento di alzare troppo il voto, ma ragazzi… Fuel From Hell rules!

VOTO: 7/10
-SADIK-

martedì 2 luglio 2013

ALESSANDRO BEVIVINO – DEAD BALLAD SESSION



Ho visto Alessandro cimentarsi in svariati generi e svariate band: dal Western Rock (Disco Samurai/I Corti di Verbo Nero) al Crossover (Tron), dal Groove (The Fabulous Concerto) all’ acustica (New Branch); ma una cosa così devo ammettere che non me l’ aspettavo. Questo disco, risalente al 2012, è il classico album inclassificabile e quasi totalmente indescrivibile: il nostro musicista in realtà qualcosa di inqualificabile l’ aveva creato con Mega Trip dei Cyber Cross, ma almeno qualche canone di base c’ era. Ognuno dei brani contenuto in questo disco cambia rispetto al precedente: mentre la prima canzone “Horror B Movie” fa pensare ad una sorta di Rap –a causa del Bit alla base-, il successivo brano “Incubo Orgasmico” ha sullo sfondo suoni che mi ricordano la psichedelica (creati probabilmente da un synth); mentre “Paradiso” ha un semplice tamburo a sorreggere la voce. Per quanto riguarda le tematiche dei testi non ne vedo di precise: scorgo comunque un mezzo accenno al Satanismo Razionalista in “Paradiso” (Che sia voluto? Non credo); anche se “Dead Ballad Session” è un autoprodotto, il mixaggio ed il suono sono perfetti, alla pari di un disco ufficiale. Non credo ci sia altro da dire: sette minuti di pura ed oscura teatralità creata da una delle tante sfaccettatura del musicista; Alessandro Bevivino continua a stupire il sottoscritto, è un vero peccato però che si possano trovare pochi suoi brani sul web. Ma sottolineo per l’ ennesima volta: grande musicista e grande persona.

VOTO:7/10
-SADIK-

domenica 30 giugno 2013

TOP 3: GIUGNO (2013)

1. Ade
    Death Metal
2. Ecnephias
    Death/Doom Metal
3. Death SS
    Industrial/Heavy Metal

ECNEPHIAS – NECROGOD



A distanza di quasi due anni dal disco “Inferno”, gli italiani Ecnephias rimescolano le carte in gioco e lanciano “Necrogod”, nuovo e probabilmente -come già accennato dal cantante Mancan- miglior album della band quasi ventennale. Molto facilmente alcuni ascoltatori faranno fatica ad individuare i generi proposti dagli Ecnephias, e devo ammettere di aver incontrato qualche difficoltà pure io, forse a causa delle atmosfere e per la particolarità di quanto proposto. La band partita proponendo un Black Metal dai tratti celebrativi, dopo mutazioni e mutazioni, arriva ad eseguire un Death/Gothic/Doom Metal dalle forti atmosfere misteriose (che si possa descrivere come un misto di Occult, Dark, Death e Doom Metal?). Sono presenti comunque influenze da parte di band come Moonspell e Rotting Christ, ma continuamente rinnovate, arricchite e personalizzate, facendone un grandissimo punto di forza per gli Ecnephias. Molto buona la prestazione del vocalist: Macan possiede un gran growl da un suono voluminoso, forse una delle cose più caratteristiche del disco; e bisogna dire che se la cava più che bene anche in clean. Le chitarre eseguono riff piuttosto semplici, ma che insieme alle tastiere riescono a dare pesanti atmosfere ai brani; la batteria spesso esegue ritmi tendenti a qualcosa dal sapore tribale: forse di matrice Stoner per quanto riguarda rullante e piatti; si fa comunque uso della doppia cassa, questa volta anti-tritacarne. Ogni brano ha un grosso valore e molta qualità dietro a se, c’è da dire però che canzoni come “The Temple of Baahl-Seth”, “Necrogod” e “Voodoo” danno una grossa spinta al disco, già ottimo di per se. Con questo album gli Ecnephias, non solo vanno oltre ad ogni aspettativa e si superano, ma sfornano un lavoro non solo da ascoltare, ma da capire, nelle sue più tetre e misteriose sfaccettature; a mio parere si tratta di una delle migliori uscite Italiane di questo 2013, che sicuramente colpirà molti ascoltatori. Voglio concludere con una frase ironica che spero non venga presa come offensiva: se fai parte di quel filone di Italiani che sostengono che la città di Napoli non ha nulla di bello, non è vero, Napoli ha gli Ecnephias!

VOTO: 8,5/10
-SADIK- 


sabato 29 giugno 2013

DELIRIO OCCULTO - AS I DIE


Oggi vi recensirò un genere in cui mi vedrete scrivere pochissimo se non mai, con i Delirio occulto oggi si parla di Black Metal nostrano. I Delirio Occulto, gruppo siculo nascente dalle ceneri degli Opus in Flames hanno preso vita nel 2006 di una pubblicazione di un demo omonimo ottenendo un buon riscontro anche all'estero. Nel 2010 rilasciano il loro primo LP "As I die", album in questione che analizzeremo oggi. Per quanto a me il Black Metal non possa piacere, per motivi che non sto qui a spiegarvi, stranamente i Delirio Occulto riescono a prendermi proponendo un album veramente vario e valido, che non annoia per niente, soprattutto con la prima  traccia "Rusted", che a tratti presenta anche varie influenze di altri generi del Metal per quanto riguarda il riffing. Una nota davvero positiva di questo lavoro è la traccia "My Cold Rebirth" che potrebbe essere scambiata tranquillamente da i meno esperti (come in questo caso me) per una canzone dei Peste Noire, per la gestione delle voci e degli arpeggi di chitarra. In linea generale questo disco è tendenzialmente e volutamente rapido e violento, a parte ovviamente la appena citata "My cold rebirth": adatto ai fan del Black old school. La produzione è fatta abbastanza bene, tenendo conto di che genere si sta parlando, senza errori e da un suono scorrevole, di conseguenza il disco non presenta grandi difetti se non alcune piccole sbavature. Quindi senza essere titubante posso affrettarmi a dare un voto a questo "As i Die", che con i suoi 46 minuti di durata, non mi ha annoiato nemmeno un istante. Ottimo lavoro da parte dei Delirio Occulto, che ora sta lavorando a un nuovo EP, che spero mi piacerà ugualmente.

VOTO: 8/10
-KOR3- 


venerdì 28 giugno 2013

ADE - SPARTACUS



Ringrazio Tito Vespasiani (manager della band) per avermi inviato gentilmente il promo.

Dopo l’ uscita del primo full-length “Prooemivm Sanguine” i romani Ade tornano in campo con “Spartacus”, album-rivelazione che sta ottenendo ottimi feedback dalla critica musicale. Il disco supera ogni aspettativa: un vero e proprio intreccio di melodia, tecnica e brutalità legati insieme da una buona dose di epicità, risultando così un prodotto compatto e ben riuscito. Ma partiamo dalla novità: in questo disco alla batteria troviamo nientepopodimeno che George Kollias (Nile), successivamente sostituito da Giulio Galati (Hideous Divnity ed Onryo), posto più che meritato per la nuova promessa italiana. Ascoltando “Spartacus” troverete un Death Metal articolato e massacrante con molti inserti di musica antica greco/romana, andando così ad aggiungere atmosfere dal forte sapore eroico: qualcosa di simile a quanto già proposto dagli Ex Deo, o dai famosi Nile e le loro armonie egizie. Non mancano comunque influenze di altri gruppi, possiamo individuare la mano dei Decapitated (forse caduti un po’ in basso ultimamente, ahimè), i già citati Nile e in maniera minore Behemoth ed Amon Amarth. La musica è caratterizzata da molti cambi di tempo eseguiti con maestria e precisione: il riffing molto articolato e ben strutturato risulta pienamente a tempo con i ritmi infernali di Kollias, aiutando anche a costruire muri sonori di notevole spessore, interrotti da inserimenti melodici creati con l’ ausilio di strumenti quali flauto e cetra. Altra cosa da notare è la voce: il vocalist fa uso di un growl piuttosto levigato/grattato, caratteristica che troviamo maggiormente nel primo Death Metal; la produzione e ottima e non risulta de-valorizzante, bello anche il songwriting che, unito alla musica, regala anche certi momenti da una drammaticità emozionante. Dopo una decina di ascolti posso ritenermi più che soddisfatto di questo album, risulta piacevole ed intrigante, anche se non pienamente adatto alle orecchie di tutti; un prodotto a cui bisogna prestare attenzione e dare il giusto valore, onde evitare un’ altra delusione da parte dei fans italiani.

VOTO: 9/10
-SADIK-


mercoledì 26 giugno 2013

DIEVANITY – ORDINARY DEATH OF SOMETHING BEATIFUL


I DieVanity prendono vita nel 2006 sotto il nome di “Dovetail”, successivamente tramutato in “DieVanity”; la prima fatica della band risale al 2009 con l’ EP “Objects in Mirror are closer than They Appear “, e solo tre anni dopo danno vita a “Ordinary Death of Something Beatiful”. Dato il titolo dal forte sapore d’ odio e di nichilismo, mi aspettavo qualcosa di violento a livelli di Anaal Nathrakh, anche se devo ammettere che la copertina e il logo mi hanno smentito sin da subito. La musica dei DieVanity è tutt’ altro che cattiva: atmosfere cupe, romanticismo, emotività e melodie creano in questo disco –oltre ad alcune caratteristiche del genere- venature Gothic Metal/Gothic Rock, senza tralasciare parti più sull’ Alternative/Groove Metal; ma potete comunque capire le ritmatiche del disco scoprendo che le band di riferimento sono Him e Avenged Sevenfold. Il punto forte dell’ album è la linea vocale del cantante, molto emotiva, pulita e da un certo timbro difficile da scordarsi, perfetta anche per il genere proposto; spesso e volentieri le chitarre assumono sembianze acustiche, e come detto prima non mancano riff da un sono roccioso stilisticamente Alternative Metal, belli anche gli assoli che colpiscono nel segno. Nulla da dire sulla prestazione del bassista e del batterista, nulla di grosso ma comunque preciso; altra cosa da notare è lo sfondo da un suono elettrico creato da un synth. Il disco è ben mixato ed ha un suono pulito, ma purtroppo la carenza di personalità si sente eccome, d'altronde come con molte altre band, cosa che oramai è diventata quasi classica; probabilmente il successo futuro sarà alle porte della band –data comunque una certa qualità dei brani-, non attendo altro se non ascoltare cosa tireranno fuori nel prossimo prodotto, sperando di trovarmi sorpreso e spiazzato.

VOTO: 7/10
-SADIK-

venerdì 21 giugno 2013

TUCHULCHA – LEGIONS OF ETRURIA


Nati con l’ intento di creare qualcosa di leggermente innovativo, Emiliano (voce), Enrico (chitarra) e David (basso) creano i Tuchulcha, band Death Metal proveniente dalla provincia di Pisa. In realtà i tre musicisti sopra citati suonavano già insieme nei Carnefix, Grief Industries e Zonalimite, infatti l’ affiatamento e il feeling che c’è tra i tre amici si sente, alimentato anche dai successivi membri, vale a dire Federico (batteria) e Francesco (chitarra). Sicuramente una parte dell’ originalità sta nelle tematiche affrontate, vale a dire l’ antica civiltà Etrusca (guarda a caso Volterra, la città da cui provengono, è di origini Etrusche); la cosa a parere mio da una marcia in più, in quanto attira veramente l’ ascoltatore: un po’ come con i Nile, cultori dell’ Egitto, oppure con gli italianissimi Ade, amanti dell’ antica Roma e Grecia. Appena iniziato il disco, vengo colpito da un dubbio esistenziale, e mi dico: “Ma…il cantante…vuole fare growl…o cantare in sporco…?”; eh sì, Emiliano è in possesso di tonalità buone legate ad una stilistica che ti confonde veramente le idee nel giro di cinque secondi. Non che sia uno svantaggio la parte vocale, anzi, da un tocco di classe in più al disco; l’ album suona compatto ed omogeneo, tra le influenze in rilievo troviamo gli Obituary, i Cannibal Corpse ed i maniera più leggera i Monstrosity, tutto ciò fa viaggiare il disco su ritmatiche spesso e volentieri veloci o martellanti. Nonostante i riff di buona fattura e valorizzanti, c’è da notare che le parti di batteria in alcuni casi risultano troppo ripetitive, ed è proprio da qui che proviene la monotonicità del disco: senza dubbio il batterista ha una buona tecnica, esegue blast beat veloci ma non troppo lanciati ed equilibrati, ma probabilmente si basa troppo su ritmatiche molto simili. La produzione è sicuramente buona, pulita e piacevole all’ ascolto; unico pelo nell’ uovo: il suono della batteria risulta un po’ troppo statico e continuo. Questa volta tenderò ad essere di maniche più strette del solito; alla band serve più personalità di ora…perché non mescolarci insieme musica etrusca? Se fatto bene, uscirebbe un gran prodotto ed emergerebbe una grande band, più grande di quanto lo sia ora.

VOTO: 6,5/10
-SADIK-

giovedì 20 giugno 2013

THE ABYSS GODS - BIRTH OF THE GODS


Al momento di recensirli, gli Abyss Gods mi vengono subito presentati come un gruppo Prog/Epic/Heavy, al quale aggiungiamo poi il Thrash suggerito da Metal Archives e le varie influenze (ne cito alcune: Hammerfall, Judas Priest, Slayer) suggeriteci dalla pagina Facebook: da bravi metallari sappiamo che la famiglia dei sottogeneri dell’ Heavy Metal è perfino più estesa dei sottopartiti del centrosinistra italiano, ma che, a differenza di quest’ultimo, è costantemente accresciuto e rinforzato dall’opera di nuovi gruppi innovativi e pieni di buona volontà; possiamo collocare nel numero di questi gruppi gli Abyss Gods, come direbbe il loro concittadino Seneca (che a dirla tutta non era romano, bensì spagnolo)? Difficile dirlo. Giudicare da un demo il futuro di una band è come cercare di intuire l’altezza di un albero guardando il seme che dev’essere piantato. Ciò che si ha in mano è materia, materia pura: voce, chitarra, batteria e, a quanto pare, nessuna voglia di piegarsi alla catalogazione della musica sotto reparti della Mediaworld. Tanto per cominciare perché nessuna delle influenze citate dal gruppo si manifesta apertamente durante l’ascolto dell’album, impossibile da inquadrare sotto un genere ben definito. Certe andature tipicamente Oldschool Thrash, una voce dai tratti Epic, stacchi acustici, assoli melodici, che probabilmente se ascoltati in momenti separati ci farebbero pensare di stare ascoltando brani diversi di artisti diversi. È evidente che il gruppo punta in alto, come è evidente che se questo demo fosse stato composto venticinque anni fa sarebbe bastato a garantire agli Abyss una buona spinta verso il primo vero album. C’è da dire, però, che nonostante i tre anni, nonostante la saggia scelta di partire dalle cover, il lavoro da fare è ancora molto, soprattutto sulla voce, già non particolarmente “allenata” che in certi punti cala davvero molto, e sul mixaggio. Forse ci sarebbe anche da aggiungere una tastiera, ma questo va a discrezione della band e preferisco non intromettermi. Indubbiamente l’originalità è il punto di forza del gruppo, che riesce a regalarci un album piuttosto piacevole e stimolante seppur non estremamente innovativo, le doti tecniche non mancano, ciò che invece è assente è la capacità di armonizzare i cambi melodici dei singoli pezzi; siccome non riesco a spiegarmi, fornisco una metafora: immaginate una scala composta da tre soli altissimi gradini. Il gruppo deve trasformare quei tre scalini in cinque, in modo da rendere la salita (e l’ascolto) più fruibile; i ponti sono abbastanza numerosi e ricercati, ma presentano alcune insufficienze tecniche nella loro composizione. Temo però che anche aggiustati questi dettagli (in ordine d’importanza: voce, cambi melodici, mixaggio) il miglioramento della qualità non renderebbe comunque gli Abyss Gods né un gruppo di culto, né una novità in campo musicale. Birth of the Gods certo non è uno di quegli album che lasciano il segno, le cui tracce restano impresse al punto di farci premere ripetutamente il tasto replay. Serve una vera e propria svolta, per la quale non potranno probabilmente bastare poche ore di prove dopo il lavoro; il gruppo, nonostante le buone basi, farà molta fatica ad emergere, ma superata la prima, massacrante scalata, per i nostri eroi la strada sarà totalmente in discesa, piena di successo e soddisfazioni. Per ora sinceramente non vedo risultati tangibili per la band, considerato anche il fatto che sono tutti alle prime armi (credo), ma se vogliono continuare a suonare giusto per il gusto di farlo, sappiano che mi troveranno sotto al loro palco il prima possibile. Posticipiamo invece l’ascesa all’ Olimpo del metal di qualche anno in attesa di una rivoluzione interna. Rimandati a settembre - ma con una pacca sulla spalla.

VOTO: 5,5/10
-Mørke-

mercoledì 19 giugno 2013

WAR PLAGUE/PORK DELIKATESZEN - DER WARPORK PLAGUEMAFIA


Imposto il solito carattere (Arial 12, come voluto dal saggio -SADIK-, fondatore del blog) e sono colto da un piccolo attacco di panico: come arrivare a fine foglio? Ergo: quanto devo essere oggettivo per dare una descrizione perlomeno accettabile, senza però mutare la mia impressione generale del disco? Mi spiego meglio: questo disco l’ho personalmente trovato una devastazione di ogni criterio di musica, uno stupro uditivo di trentasei minuti che trascende ogni concezione di inascoltabilità. In una parola: una figata. In questo abuso di doppi punti (che denota, ahimè, una completa incapacità di trovare nuove idee: starò invecchiando?) tento di sforzarmi di fornire una qualche guida all’ ascolto dello split, composto all’ inferno e distribuito qui sulla terra. Se apprezzate (e possibilmente ascoltate) gruppi come Brain Drill e Slaughterbox, e questo vostro affetto sovrasta le tendenze omicide verso il loro batterista – drum machine – mitragliatrice, allora adorerete questa opera; se invece ciò che provate è qualcosa di anche solo leggermente inferiore ad un amore platonico, dopo tre minuti appena di ascolto le vostre orecchie incominceranno a sanguinare. Il primo pezzo, gentilmente offertoci dai War Plague, si apre con una simpatica intro Noise, che da sola basterebbe a scoraggiare eventuali ascoltatori poco amanti dell’ Extreme Metal; ma se ciò non bastasse a farci presagire cosa succederà dopo, saremo scaraventati a terra dopo trenta secondi da urla devastanti, riff violenti, pugnalate cibernetiche e tanto, tanto casino. Ciò durerà per la bellezza di otto tracce, mai ripetitive, in cui i membri del gruppo si divertiranno ad inserire discorsi pre-registrati ed effetti audio che, oltre ad arricchire i pezzi con un po’ di sano humor finnish–style (strano, per degli statunitensi) , ci dimostreranno, una volta passato il testimone ai Pork Delikateszen, che i due gruppi sono sulla stessa lunghezza d’onda, poiché ne troveremo parecchie anche nella seconda parte dell’album. È ora che anche noi italiani facciamo vedere di che pasta siamo fatti! Scendono in campo e tengono alto l’onore della nazione, dimostrandosi casinisti e distruttivi al pari dei compagni e concedendoci un po’ di growl in italiano, che è sempre piacevole ascoltare. Effetti collaterali dopo l’ascolto dello split: confusione, mal di testa, leggere allucinazioni. Per concludere, quando qualcuno obbietterà che il Metal è solo casino, non contradditelo, non citate i soliti Nightwish fritti e rifritti: fategli ascoltare questo album, e ditegli: <<È tutto vero!>>

VOTO: 7/10
-Mørke-